Pagellone Bello Dentro: Master Finale 2019

Pagellone Bello Dentro: Master Finale 2019

No, questa sbronza proprio non vogliamo farcela passare. Dopo un (breve) periodo di vacanza, riflessione, attenzione mediatica, godimento, eccoci di nuovo con un grande classico che ha infestato le bacheche Facebook di tutta Italia per molti anni: il Pagellone.

Alcuni eventi, come quelli di Alba dello scorso anno, ci hanno obbligati a moderarne la portata, un po’ in barba alla nostra politica che non accetta limitazioni alla libertà di informazione. Stavolta è diverso, quindi dopo un’estate di assenza ecco di nuovo il nostro Pagellone. Stavolta è diverso. Stavolta è andato tutto bene. Finora.

MOLINARI: Qualcuno gli ha detto: “quando ti fai biondo succedono cose meravigliose”. Per chi ha la memoria corta, il riferimento è al Master 2017. Sfortunato in campo, nervoso fuori. Perde la voce prima della fine dei gironi. Per i Belli ha sacrificato una vacanza, oltre che una spalla. Committed.

D’ANNUNZIO: Ripescato per la stagione estiva dai libri di storia Verdoni, è protagonista di un master da leader tra le fila dei Denotte. Costretto al cambio a due nonostante la veneranda età, insegna comunque beach rugby ai più giovani. Dopo anni si riconferma campeggiatore esperto. Bear Grills.

SANLO detto SALMO: Un nome, una garanzia, un personaggio nervoso. Play fumantino dell’hinteland sanlorenzino, quando gioca gioca bene. Il fatto è che spesso non gioca: viene squalificato per doppio giallo, da bravo mastino di centrocampo. Gattuso.

MAZZA: Capitano della spedizione abruzzese dei Denotte, deve interrompere il suo torneo a causa di un colpo alla testa. Tra gli highlights della sua tappa sono da segnalare la vittoria contro i Rockets e la litigata con l’autiere dell’ambulanza che faceva polemica sul suo infortunio. Professore.

J BELCASTRO: La sua rincorsa alla fascia di capitano dei Denotte parte da molto lontano. Riesce nel suo intento nelle partite conclusive della tappa, a causa degli infortuni dei suoi compagni designati. Chissà se lui c’entra qualcosa. Gioca bene (ma non sa esultare) a tal punto da finire nel team of the week del master. Gold digger.

TOMASINI: Dopo la capriola per segnare la meta in Coppa Italia senza però segnare la meta la sua carriera non poteva che migliorare. Non teme il confronto diretto con il cugino e in campo si muove bene. Autore dell’infortunio del Prof. Mazza e di una ricca dormita in discoteca. Mascotte.

MOCCIA: Finalmente libero dal peso di un fratello ingombrante, da centrale gioca il suo miglior beach rugby. Peccato che finisca play, teoricamente solo in difesa, e si ritrovi invece a giocare tutti i palloni possibili. Le mani sono quelle che sono. Quest’anno non si è tuffato da nessuna parte durante la serata. Arrendevole.

DI GIACOMO: Riesce a finire una tappa, e questa è già una notizia, durante l’estate è migliorato molto in quanto a maturità. È uno dei migliori dei suoi, vince addirittura il premio di “Denotte Of The Year”. Un premio che però è come il Molise, non esiste. Non sapevamo come concludere e quindi citiamo il suo capello giallo scintillante, emulando l’amico Molli. Platinette.

VALENTE: Il figlio della longeva stirpe dei pelati gioca una buona prima parte di master per poi eccellere in serata, per brillare del tutto avrebbe bisogno del suo partner Crivellone, ma dorme in tenda con Tatto e non può essere ovviamente la stessa cosa. Frigo. Anzi Dave, Frigo, Dave… Va beh, uno dei due.

CALLORI: Dopo essersi fatto rubare la 6 dal sopra citato Dave, scende in campo con una maglia pesantissima. È simpatico ma le doti sportive sono purtroppo quelle che sono. Quando non gioca dorme spaparanzato sopra i peluche. Decide di fare serata vestito da rugby. La serata durerà molto poco. Alex Goode.

CIAMPANI: Mentre cerchiamo ancora di capire quanti anni abbia, il giovane vecchio Ciampa gioca l’ennesimo Master della sua carriera. Non sappiamo se, come gli anni scorsi, sia partito nottetempo per la Polonia e se vi ci sia trasferito. Ah, qualcuno gli dia i soldi del fantacalcio. Miro Klose.

MORICONI: Arrivato in sordina a metà anno grazie a un procuratore importante, si ritaglia uno spazio importante all’interno dei Denotte. Finalizzatore sopraffino, è una mina vagante in campo ma nessuno lo ha avvistato fuori. Si sarà mosso furtivamente come fa quando gioca. Snake.

DENTALE: Il capitano non è più single e quindi è diventato allenatore. Si prende carico di un ruolo delicatissimo e si dimostra subito superiore ai suoi predecessori, calando il poker d’assi alla prima partita. Passerà agli annali la sua esultanza dopo la vittoria con i Rockets, diventata anche foto profilo, in cui ha urlato “goool”. Checco Mazzone.

 

ALBANESE: Alla quarta tappa con il gruppo sembra che giochi con noi da una vita. Si è inserito subito nelle dinamiche delle polemiche che ci piace tanto fare ritagliandosi un ruolo da protagonista assoluto. Esplosivo sulla sabbia, è quasi sempre decisivo quando conta. E meno male che non voleva giocare a beach. Profumiera.

ALEGIANI: Il Paul Pogba de’ noantri gioca il suo miglior beach di sempre. Con entrambe le caviglie fasciate sembra appena uscito dalla comunità dei lebbrosi ma incanta la platea di Alba Adriatica. Per venire a giocare ha dovuto lasciare incustodita la casa a Terracina, ma alla fine ne è valsa la pena. Dopo la finale chiedeva come si scrivesse campioni d’Italia. In fondo lui è americano. Yankee.

ALESSI: Alla fine dei conti noi ci proviamo a farlo giocare esterno ma succedono sempre cose per le quali finisce a fare il play. Poco male se poi va a finire come va a finire. Inventore della mega bandiera e possessore di un motorino notevole all’interno delle gambe, si scopre che però viene convocato solo perché ha la ragazza che ci fa le foto. No, niente.

BILOTTI: Mi prendo le ferie, non me le danno, vengo lo stesso, alla fine ho le ferie, facciamo uno scherzo a Vittorio. A rischio febbre per essersi fatto Roma-Alba Adriatica senza tettuccio della macchina, è come sempre uno dei migliori. Nonostante per il secondo anno consecutivo sia in nazionale, ancora però non sa passare la palla. Treno.

L BELCASTRO: Uno dei migliori di tutto il torneo, oltre ai tentacoli per passare la palla scopre anche di avere delle discrete gambe. Un po’ egoista in alcune situazioni, c’è quasi sempre il suo zampino nelle mete decisive della giornata. Quando esce dopo essere stato cambiato va da Cecè a spiegare come e perché ha esultato. Primadonna.

MANTEGAZZA: Leggenda narra che si aggiri per la Maddalena ubriaco e alzando cori, disturbando la quiete dei bagnanti. Profetico nel tatuarsi prima che tutto questo fosse lontanamente realtà, pare abbia già iniziato la caccia agli sponzor per il 2020. In campo si comporta bene e si ricorda anche come si gioca la superiorità numerica. Cavallo.

TATTO: Uno dei giocatori più controversi del beach italiano, da vero uomo mediatico ignora le polemiche e gioca una semifinale e una finale da incorniciare. Durante i gironi mostra la specialità della casa, doppio sgabello e non è a cinque metri dal punto di battuta della punizione: giallo. A cambiare soprannome, da RaccomandTatto, è un attimo. ScudetTatto.

BOLZONI: Arrivato ad Alba Adriatica con un volo charter direttamente da Ibiza, gioca un beach rugby estremamente ordinato, aiutato dallo staff tecnico che ne riduce al minimo l’utilizzo con il cambio a due. Uno degli eroi che ha preso parte a tappe improbabili in posti improbabili con gente improbabile, non perde occasione di rimarcare il trionfo anche in modo non politicamente corretto. DDR.

MARTELLI: Dodici mesi dopo la squalifica eccolo di nuovo in campo, con l’addome tirato e la maglia su misura, giusto in tempo per alzare il trofeo. Rischia grosso con un colpo al naso già operato, ma se la cava con destrezza portando a casa il trentaquattresimo cap della sua carriera. Da vero uomo di società, dopo la serata porta in salvo la coppa. Grazie Presidente. Meno male che Silvio c’è.

LO SASSO: L’uomo più titolato del beach rugby mondiale porta a casa l’ennesimo trofeo della sua carriera per poi volare a Mosca da capitano della spedizione Azzurra. La sua esperienza e la sua dimestichezza con l’alto livello lo rendono assoluto protagonista della cavalcata di questa estate. Da rivedere il codino. Sciamano.

FRIGO: Non doveva neanche giocarlo questo master, anzi non doveva proprio giocare questo beach. Un po’ in barba alle raccomandazioni dello staff medico la società lo manda in campo lo stesso per sfoderare quella che è ormai diventata una vera e propria arma segreta: il minipony volante. Frigo. No, Dave, no, Frigo. Ci risiamo. Ah, mannaggia.

MASETTI: La sua polemica, apprezzatissima dalla dirigenza (si capisce che siamo ironici?), inizia una settimana prima del master e continua nelle settimane nonostante il titolo portato a casa. Segna nove mete, è il miglior marcatore dei Belli al Master. Ma sono tutte inutili. Per la cronaca, si chiama Corado. La R è muta. Django.

MOLINARI LEI: Impeccabile durante la settimana di avvicinamento al Master, durante la tappa viene provata dagli eventi, come un fratello infortunato e un amico con concussion. Ancora sta cercando di capire come dire ai genitori che Molli piccolo non è riuscito a partire per le Azzorre per colpa del beach rugby. Manager.

CECE’: Contro ogni previsione la settimana che precede il master non ha intoppi che lo costringono a trovare soluzioni impossibili dell’ultimo minuto. Durante il torneo all’apparenza è molto calmo ma perde almeno un anno di vita per ogni partita. Leggenda vuole che dopo la finale l’automedica sia entrata in campo per misurargli la pressione. In serata vive in un mondo tutto suo, forse ancora non ha capito che abbiamo vinto. Pelato, allenatore più vincente della storia dei Belli, chapeau. Xanax.